Un ricordo di Giovanna, scritto dalla figlia Elena.
Mia mamma, Giovanna Corder, nasce a Spresiano in provincia di Treviso nel 1963, secondogenita dell’onorevole Marino Corder esponente di spicco della Democrazia Cristiana dell’epoca.
52 anni fa, ancora in fasce, si presentò il primo campanello d’allarme: fu costretta per alcuni giorni in camera iperbarica a causa di un affaticamento respiratorio.
Un allarme poco rilevante che non fece preoccupare né medici né genitori.
Questi problemi respiratori si protrassero per alcuni anni, tant’è che si pensò che soffrisse di una forma d’asma, e le consigliarono di passare le proprie vacanze al mare.
Passano gli anni, mamma cresce, si diploma, segue la sua più grande passione, la danza classica, e diventa insegnante di un gruppo di 100 ragazze, di varie età, presso la polisportiva di Arcade.
In questi anni Giovanna stava bene, era bella, solare, dinamica e i problemi avuti in età giovanile sembravano essere scomparsi.
Nel 1990 si sposa con mio padre Diego e nel 1994 nasco io, Elena.
La gravidanza le scatenò la malattia e solo nel 1997 arrivò il verdetto. Dopo anni di fatica, di tosse continue, di diagnosi sbagliate (si pensava ad una bronchite persistente e mal curata) arrivò la verità: mia madre era affetta di IPF, Fibrosi Polmonare Idiopatica, malattia rara, inguaribile se non con il trapianto. Dopo 11 anni le si ripresentava davanti agli occhi il calvario attraversato dal padre Marino Corder che di quella malattia ne era stato preda e poi morto il 15 febbraio 1988.
Da quella diagnosi, partì il viaggio di mamma alla sconfitta di quella malattia che lei aveva soprannominato “bestia nera”.
Fu costretta ad abbandonare il ruolo di insegnante di danza classica ma il suo amore per la danza non la abbandonò mai.

Inserita in lista per trapianto polmonare nel 2002, anno in cui divenne anche ossigeno dipendente, ormai allo stremo delle forze, il 5 aprile 2003, alle 4 del mattino si riaccese la speranza: dopo anni di lotta, arrivò la telefonata tanto attesa che le annunciava un donatore compatibile per il trapianto polmonare.

Quel miracolo, ricevuto grazie ad un dono, le aveva permesso di vivere ancora, di fare quello che non era riuscito a mio nonno Marino: sconfiggere la malattia, non dargliela vinta, rinascere ad una nuova vita, goderne ogni giorno ed ogni attimo. E sono stati i 10 anni più intensi e meravigliosi che il destino poteva regalarle. Ha potuto amare ancora mio padre e me, che mi ha visto crescere e diventare donna, farmi più alta e quasi più bella di lei, anche se non era così semplice, perché mamma era bellissima di fuori e anche di dentro, con il suo sorriso sempre pronto che portava anche negli occhi, regalandolo a chiunque avesse la fortuna di incontrarla.

Mamma se ne è andata in punta di piedi, come solo una ballerina può saper fare, da una stanza di ospedale, quello stesso ospedale che le aveva donato la sua seconda vita, vita che le è stata strappata troppo presto, non lasciandoci nemmeno l’opportunità di salutarla come avremo voluto.

Il 15 dicembre 2013, a soli 50 anni, Giovanna ha spirato il suo ultimo respiro terreno ed è volata lassù nel paradiso dei giusti.
Questi 10 anni di nuova vita, hanno permesso a Giovanna di vivere appieno la sua preziosa vita, di crescere come donna, come mamma e come moglie.
Ma mia madre  non era una semplice donna, mamma e moglie trapiantata, Giovanna è stata molto di più: una testimonianza di autentico e raro altruismo.
Per prima cosa bisogna ricordare la sua partecipazione attiva all’interno dell’Unione Trapiantati di Polmone di Padova. Promosse la nascita di questa associazione, la quale avvenne nel 2008, come consigliera direttiva.

Successivamente, divenne vice presidente di questa stessa associazione, e insieme all’ex presidente Massimiliano Di Filippo, diedero vita a numerosi progetti che vennero portati a termine con successo e costruirono le basi per far si che l’associazione crescesse sempre di più.

Fu testimonial per la donazione degli organi. Ingaggiata dall’OMAR (Osservatorio Malattie Rare) per vari progetti: è stata volto della campagna promossa dalla Fondazione FITOT, venne intervistata dalla rivista OK SALUTE e prese parte alle campagne sulla sua malattia in special modo all’IPF WORLD WEEK.

E fu così che lo staff di Omar la ricordò : “Giovanna, hai messo a disposizione di tutti la tua forza e la tua voglia di vivere, hai sempre incoraggiato chi, come te, ha provato il dramma della malattia. Non hai mai perso la speranza e grazie a te molte persone hanno trovato il coraggio di lottare per la vita, vita che hai dimostrato di saper amare ed accettare sempre. Avremo cura di tutto ciò che ci hai lasciato, portandolo nei nostri cuori e divulgandolo, così come tu avevi deciso di fare. Ci hai aiutato a fare il nostro lavoro nel migliore dei modi, ma soprattutto ci hai onorato della tua amicizia e delle tue parole che ci hanno scaldato il cuore. Vogliamo ricordare il tuo meraviglioso sorriso e la tua splendida risata, la tua immensa voglia di vivere e di amare”.

Così aveva dedicato questi ultimi anni a regalare sorrisi, speranza e fiducia a tante persone. Creando la sua pagina facebook “Scalatori senza fiato alla conquista della vetta trapianto polmonare” ha coronato uno dei suoi sogni: infondere coraggio e voglia di vivere a tutti quelli con i tubicini dell’ossigeno al naso, pieni di angoscia e di paura, come lo era lei prima di rinascere per la seconda volta, facendo capire che esiste una fine a tutta questa sofferenza, e questa é bellissima.

Così, con un semplice click, raggiungeva attraverso il computer i suoi amati amici scalatori provenienti da tutta Italia facendo sì che quelli in difficoltà fossero tirati su, verso il traguardo della rinascita, da colei che ce l’aveva fatta a sconfiggere la sua “bestia nera”. Una grande idea, un atto d’amore e di generosità.
Quanta fiducia, allegria, bontà, a piene mani, una buona parola sempre e per tutti, uno ad uno, anche quando non stava bene.
Infine il libro cha ha scritto, la sua idea, un sogno che coltivava, raccontare la sua storia e che questa servisse agli altri come esempio ed incoraggiamento a crederci sempre.

Con l’aiuto di Claudio Basso, suo grande amico nonché ex giornalista, trapiantato anche lui per fibrosi cistica da 15 anni, amante dello scrivere, è riuscita a mettere insieme i suoi ricordi, quelli di suo papà sconfitto dalla malattia e della rivalsa ottenuta da lei.

Così grazie a Claudio e alla sua amica editrice è riuscita a creare il suo gioiello, il suo “manuale di sopravvivenza”, la sua Bibbia, il suo best seller, quell’oggetto che sarebbe stato custodito gelosamente dalle persone che la amano, che sarebbe durato nel tempo più di noi, più di ogni malattia e di ogni addio terreno.

“Respirerò ancora” é il titolo che aveva scelto e amato subito, non pensando a se stessa ma come sempre a tutti quelli che aspettavano ancora di farcela.

“Se anche ad uno solo di voi la mia esperienza servirà di conforto e di esempio, per me sarà stato un successo”. Questo ha scritto sul retro del libro, intendendo che non le interessava cercare gloria od un ritorno commerciale, ma solo aiutare qualcuno sfortunato a raggiungere la stessa mèta e la stessa gioia che aveva raggiunto lei.
 

“Ho scalato una montagna, ma ne valeva la pena”

                                                                                              

Giovanna Corder

 

Questa era mia mamma. Una donna straordinaria che ha lasciato molto nel cuore di tanti.

Nel mio cuore soprattutto. Grandi insegnamenti di vita e grande forza.

Ciao Giovanna, ciao mamma a ritrovarci, prima o poi, nel tempo e nel luogo che tu ora sai.